Il marketing di risposta

Il marketing di risposta

Lo scopo del marketing è senza dubbio quello di convincere le persone ad acquistare un determinato prodotto o servizio.

Nel nostro tempo, esistono svariati modi per cercare di indurre le persone a spendere i propri soldi (molto spesso a spendersi sono soldi che, in realtà, ancora non si hanno, soldi virtuali che speriamo di guadagnare e, nel frattempo, spendiamo soldi ‘virtuali’ anticipati dalle carte di credito… ma questo è un altro discorso…).

Siamo letteralmente ‘bombardati’ da migliaia di messaggi pubblicitari ogni giorno: cartelli stradali, radio, ti, internet, passaparola del vicino o del collega, ecc…

Come reagiamo a questo vero e proprio ‘bombardamento dei sensi’? Semplicemente compriamo, pagando con la nostra fidata carta di credito. Non è certo una novità, il marketing, c’è sempre stato… ma mai è stato così potente come nell’epoca in cui viviamo. Certo, la tecnologia ha una grande responsabilità in questa diffusione capillare del marketing, ora abbiamo un’altro livello di diffusione dei messaggi pubblicitari ed i costi negli ultimi 20 anni si sono notevolmente abbassati…

Prima del l’avvento di internet i costi di un messaggio pubblicitario da passare in TV o in radio era proibitivo per la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese, mentre oggi anche il più piccolo dei negozi può contare sulla diffusione del suo operato spendendo davvero pochissimo per la pubblicazione di annunci su Google o sui social network.

Il risultato è il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti quotidianamente.

Come possiamo sopravvivere a questa ‘pioggia pubblicitaria’? Il nostro cervello si adatta facilmente alle situazioni che porterebbero stress: semplicemente ignora la stragrande maggioranza dei messaggi pubblicitari. Per buona pace degli addetti al marketing delle aziende impegnate in costose campagne pubblicitarie.

La soluzione, come accade sempre più spesso negli ultimi anni, viene da Google.

La pubblicità su Google non è invasiva, non è interruttiva (come quella della radio, della ti, dei giornali…) e non è propositiva (come quella, ad esempio, dei cartelloni stradali o dei volantini che troviamo sotto ai tergicristalli o nelle ‘buche’ della nostra posta) ma è, in realtà, una pubblicità ‘di risposta’: siamo noi stessi che chiediamo qualcosa a Google tramite il suo motore di ricerca e Google ci risponde con una pagina di risultati ‘organici’ (un elenco di siti ‘meritevoli’ delle posizioni che occupano in questa lista…) e a pagamento (pagine web che hanno una qualche corrispondenza con la nostra ricerca e che pagano per essere all’interno della lista di Google).

Una pubblicità di risposta, non invasiva e ‘su richiesta ‘ dell’utente… esistendo questo modo pulito ed estremamente personalizzato di pubblicità, il nostro cervello esclude dalla nostra attenzione tutta quella pubblicità invasiva che ci assale durante la giornata: come dargli torto?

Ad Maiora!

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