Programmi televisivi spazzatura: gli sponsor dovrebbero dissociarsi da alcuni temi per il bene del loro prodotto/brand?

Programmi televisivi spazzatura: gli sponsor dovrebbero dissociarsi da alcuni temi per il bene del loro prodotto/brand?

La comunicazione poco accorta da parte di un’azienda, nonostante i potenziali ‘grandi numeri’, potrebbe trascinarla verso il basso nell’immaginario del consumatore.

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Generalmente seguo poco (o niente) la televisione: la maggior parte dei contenuti mi fanno rabbrividire. Dal punto di vista informativo, riesco a vedere soltanto notizie fazione, di parte; dal punto di vista dello ‘spettacolo’, vedo soltanto programmi alla miliardesima edizione, nulla di realmente nuovo. Poi c’è un ‘qualcosa’ che vuole proporre un mix di informazione/spettacolo/gossip di basso livello, davvero trash, anzi, diciamolo in italiano che fa meno ‘figo’: spazzatura!

Spazzatura intesa davvero come ‘rifiuti dal mondo televisivo’: a questi programmi partecipano personaggi che hanno goduto, in passato, di qualche minuto di popolarità e parenti di personaggi ‘famosi’. Insomma, generalmente, quasi tutti sono falliti della tv (non in senso economico, ma in quello di ‘presenza’), giovani che, perlopiù, non sanno fare nulla, persone che vogliono quei tre minuti di popolarità, in buona sostanza.

Ora, a parte offendere la sensibilità di buona parte della popolazione che li segue e la propria autostima, danni non ne fanno, queste persone: vogliono soltanto apparire (in tivvù), non essere, ma se sta bene a loro e a chi li segue con entusiasmo, va bene così, per carità.

Il limite si supera quando l’ignoranza ‘espressa’ da alcune persone ne offende altre. E’ il caso della donna che all’inizio dell’estate, intervistata da una reporter televisiva, pronuncia poche parole: “non ce n’è coviddì”. L’ignoranza, a mio avviso, andrebbe sopportata: non tutti hanno la possibilità di studiare, acquistare tonnellate di libri e raggiungere un’istruzione almeno sufficiente. Quello che non capisco è come faccia un programma televisivo ad ospitare, dare spazio e visibilità ad un personaggio del genere, il quale, è evidente, vuole in qualche modo ‘fare soldi’ approfittando del momento di popolarità.

Mi rendo conto che allo stato attuale gli ospiti di certa televisione vengono scelti in funzione dei loro followers (per la legge dei grandi numeri, i followers degli ‘influencer’ ospitati in una trasmissione televisiva dovrebbero far alzare il numero degli spettatori del programma), ma, mi chiedo, non esiste più il limite dettato dall’educazione e dal rispetto? Questa signora ha realizzato un video musicale (!) in cui si ripete ‘non ce n’è, non ce n’è’ , evidentemente riferito alla sua frase estiva e al Covid-19 (mi rifiuto categoricamente di inserire, a questo punto, qualsiasi link al video per evitare, eventualmente, che le visualizzazioni del video in questione aumentino anche di un solo punto e per risparmiare, a chi mi legge, uno spettacolo che definire ‘inguardabile’ è un complimento): ma non c’è rispetto per le persone che non sono più tra noi a causa di questo virus, dei loro familiari, di chi sta soffrendo anche in questi giorni?

Come si può ‘giocare’ con una cosa del genere? Come si può pensare di fare soldi sfruttando in questo modo una pandemia mondiale? Come si può dare spazio ad argomenti del genere in televisione soltanto per elemosinare qualche spettatore in più? Gli sponsor delle trasmissioni che raggiungono livelli così bassi di qualità come possono accettare di essere in qualche modo ‘associati’ al contenuto di tali programmi televisivi?

Anche coloro i quali disprezzano determinati contenuti si aggiungono al numero di spettatori di un programma: questo è un bene per le aziende che lo sponsorizzano? La quantità è meglio della qualità? Non credo proprio… La comunicazione di ogni azienda dovrebbe puntare alla valorizzazione del brand o del prodotto… sempre. L’associazione di uno sponsor a contenuti ‘spazzatura ‘ trascina verso il basso il valore del prodotto e del brand: meditiamo su questo.

Il detto ‘nel bene o nel male, purchè se ne parli’ non dovrebbe avere più spazio in una società civile.

 

Ad maiora!

 

 

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