Cosa c’entra il marketing con la politica?

Cosa c’entra il marketing con la politica?

Comunicazione politica e marketing . Quanto hanno in comune la politica ed il marketing? Molto più di quello che sembra…

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Il marketing lo conosciamo bene: è quel processo, più o meno complesso, il quale, studiando in profondità la domanda dei clienti, giunge a comprenderne i bisogni e ad intraprendere apposite azioni per soddisfarli. Forse è più facile definirlo come l’insieme delle azioni che hanno come scopo finale quello di vendere qualcosa a qualcuno.

La seconda definizione ci aiuta meglio ad introdurre l’argomento del titolo: il politico, in buona sostanza, altro non fa che cercare di ‘venderci’ le sue idee e noi, se vogliamo, possiamo ‘acquistarle’ con il nostro voto. Il ‘prodotto’ del politico è lui stesso, il suo modo di fare, le sue idee e dipende strettamente dal modo in cui comunica con le persone, i potenziali ‘clienti’.

In buona sostanza, ogni politico, essendo un ‘prodotto’, deve curare il proprio ‘packaging’, deve ascoltare cosa vogliono (e non vogliono) le persone e integrarlo con il suo ‘brand’, deve riuscire a posizionarsi in un certo punto dello ‘scaffale’ affinchè sia ben visibile dal ‘cliente’.

Lo ‘scaffale’ della politica, un tempo, erano le piazze. I discorsi sul palco, davanti al popolo elettore, rappresentavano i simboli della politica: ci si infervorava sul palco e sotto di esso le persone hanno applaudito, gridato e rovesciato governi, re e imperatori.  Nelle ‘agorà’, le piazze principali nelle polis (città) dell’antica Grecia, si radunava il popolo ad ascoltare i grandi filosofi ed i politici.

Ora le piazze, le moderne agorà, sono rappresentate dai social network. Tutti i partiti, tutti i politici, hanno il proprio account a Facebook, Twitter, Instagram e, addirittura, Tik Tok: dai social, oggi giorno, arrivano alle persone comuni, ai ‘potenziali clienti’, i ‘messaggi promozionali’ del politico–prodotto di turno.

Come accadeva nei comizi, l’accesso a queste ‘piazze’ è quasi esclusivo: il comizio ‘fisico’ di un leader politico avveniva di fronte ai propri sostenitori, così sui social è presente la ‘bolla di filtraggio’ che assicura (quasi perfettamente) che a persone di un certo ‘colore’ politico arrivino soltanto i messaggi relativi a tale colore e non di quello opposto. Grazie (o meglio, a causa…) delle bolle di filtraggio, ogni ‘potenziale cliente’ crede che tutto il mondo la pensi come lui e coloro che la pensano diversamente non sono più di quattro gatti.

In questo quadro generale opera il politico-prodotto: lancia continuamente messaggi ‘copia e incolla’ su tutti i social, propone ‘offerte speciali’ (raccolta firme, proposte di referendum…) per ‘testare’ l’affidabilità dei suoi ‘clienti’, ogni tanto s’immerge nella folla per dispensare gratuitamente al suo popolo chicche del suo pensiero.

Il marketing della politica non si esaurisce sui social network: utilizza anche ‘vecchi’ media come la televisione, la radio e la carta stampata. Un ‘bombardamento’ di marketing che nessuna azienda, neanche la più forte economicamente, potrebbe eguagliare.

 

Ad maiora!

 

 

 

 

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