Il lavoro dopo il coronavirus Covid-19

Il lavoro dopo il coronavirus Covid-19

Dopo il lockdown e gli allarmi ‘seconda e terza ondata’ più o meno realistici, la maggior parte delle persone deve fare i conti con la ‘ripresa’: ma si può parlare di ‘ripresa’? Oppure è qualcosa di completamente nuovo?

Il 2020 non sarà certo ricordato come uno dei migliori periodi della storia umana a causa della pandemia che ha coinvolto ogni angolo del mondo: la paura, elemento del mondo animale che salva la vita, ha, in troppi casi, preso il posto dei sogni e delle speranze.

Molte persone si sono ‘bloccate’ per timore di ‘osare’ aspettative poco realistiche, poco attinenti con la realtà. Sono state rimandate vacanze, matrimoni, acquisti di un certo livello, con la speranza di tornare presto alla normalità.

Cosa intendiamo per normalità?

Soprattutto, esiste, è mai esistita una normalità? In ambiente lavorativo, per ‘normalità’ forse s’intende il tran tran quotidiano: il traffico per andare al lavoro, il timbro del cartellino, la pausa caffè, la pausa pranzo ed il traffico per rientrare a casa, il tutto inframmezzato dal lavoro quotidiano.

Aneliamo di tornare a questo? Il cosiddetto ‘back to normal’ non ci sarà.

Ogni crisi porta con sè una ventata di novità. Il cliente prende nuove abitudini alle quali le aziende devono adeguarsi per cercare di stare ‘al passo’ dei tempi che cambiano.

Non ci sarà un ‘ritorno alla normalità’, ma una ‘nuova normalità’, legata alle nuove abitudini dei consumatori.

Le aziende affrontino la ‘Nuova Normalità’ ascoltando i propri clienti.

Durante il lockdown, le persone hanno ‘scoperto’, ad esempio, l’acquisto online con la consegna a domicilio, il ‘lavoro digitale’ in poche settimane ha fatto progressi che, in condizioni di ‘normalità’, avrebbe raggiunto in un decennio.

Addirittura la scuola, grazie ai singoli insegnanti e presidi (non certo grazie alla ‘macchina governativa’ ancora ancorata alla scuola del secolo scorso, sempre in ritardo rispetto a tutto), è riuscita a mantenere coese le classi e quasi al passo lo studio, anche se con difficoltà enormi dal punto di vista tecnico.

Nessuno aveva pensato di preparare minimamente gli insegnanti all’insegnamento da remoto, non certo in previsione di una pandemia, ma per lo meno per stare al passo con gli altri paesi.

Le aziende grandi e piccole, in questo preciso momento, devono per forza fare un passo avanti, se vogliono stare al passo con la concorrenza: le cose sono già cambiate o lo stanno facendo ora, in tutti i settori.

Analizzare la concorrenza, prendere spunto dalle aziende più grandi, sapere ascoltare i nuovi bisogni dei consumatori, capire in che modo il nostro mondo lavorativo sta cambiando, prepararsi a gestire le nuove esigenze dei clienti.

Ma anche: valorizzare il cliente, essere empatici, cercare categorie di nicchia nel proprio ambiente di lavoro e svilupparne il marketing, cercare di essere unici.

Questa è la sfida che dobbiamo affrontare.

 

Ad maiora

 

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