Cosa sono i Bias Cognitivi?

Cosa sono i Bias Cognitivi?

I Bias cognitivi possono essere definiti come ‘errori di percezione’ o ‘distorsioni cognitive’ che hanno grande influenza nel nostro modo di comportarci: a causa loro, il nostro comportamento è tutt’altro che razionale.

Di fronte ad una scelta, anzichè comportarci in maniera razionale, valutando e soppesando, prendiamo decisioni illogiche suggerite da uno (o più) bias: questo rende molto difficile il lavoro di chi si occupa di pubblicità o, più in generale, di comunicazione.

Per ‘costruire’ messaggi che abbiano come fine ultimo quello di catturare l’attenzione delle persone (in primis, pubblicità e politica) si sfruttano questi bias cognitivi. Nella nostra epoca, nella quale le persone sono letteralmente bombardate da messaggi che vogliono conquistare la loro attenzione anche per pochi secondi, la distrazione è sempre in agguato. Il nostro cervello si distrae facilmente in questo oceano di informazioni (per lo più non richieste) dunque chi si occupa di comunicazione deve farsi largo per raggiungere la nostra attenzione e mantenerla su di sè almeno per qualche secondo.

La conquista dell’attenzione è una sfida davvero difficile: nessun essere umano può prestare attenzione a tutti gli stimoli che lo colpiscono quotidianamente. Così gli addetti al marketing delle aziende provano ad attrarre l’attenzione del consumatore tramite, ad esempio, lo scent marketing (diffusione di odori e aromi per attrarre le persone nel punto vendita), oppure attraverso l’emotional marketing (indurre il consumatore a provare forti emozioni legate al marchio oggetto della pubblicità): qualsiasi cosa riesca ad attrarre l’attenzione del consumatore è ben accetta.

I bias cognitivi, in effetti, rappresentano dei ‘punti deboli’ nella nostra percezione della realtà: attivare questi bias (ne esistono a decine…) permette di farsi strada nella mente del potenziale cliente. Naturalmente l’attivazione dei bias cognitivi nella pubblicità non è un qualcosa di negativo, non rappresenta nessuna ‘forzatura all’acquisto’ nei confronti del consumatore: se al cliente non interessa un determinato prodotto o servizio, non c’è bias cognitivo che tenga: al massimo un messaggio pubblicitario (o politico…) può ‘risvegliare’ un bisogno latente, nascosto, non materializzato, non può certo convincere un vegano a mangiare una bistecca (a meno che lui stesso, in fondo, non lo desideri…).

Ecco alcuni bias cognitivi:

  • FRAMING: le persone si soffermano sulle informazioni che confermano ciò in cui credono, ignorando il resto;
  • EURISTICA DELL’INFLUENZA: la nostra visione della realtà è fortemente influenzata da ciò che desideriamo;
  • BIAS DELLO STRUZZO: riguarda l’incapacità di accettare e recepire informazioni che contrastano con le nostre decisioni.

Come dicevamo, di bias cognitivi, di distorsioni cognitive ce ci portano a valutare in maniera sbagliata o impersonale quello che ci accade intorno ne esistono decine: alcuni sono molto diffusi, altri meno, ma tutti influenzano, nel bene o nel male, le nostre decisioni quotidiane.

 

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